Caldoro parte in salita e contromano. Quale cambiamento?
Il Presidente di centro destra della Giunta Regionale parte col piede sbagliato. In salita e pure contromano. La Giunta è di centro sinistra! Questo Governo avrà da subito i riflettori puntati addosso da parte di un’opinione pubblica, di una società civile che ha dolorosamente sofferto una lunghissima stagione di malgoverno e che è stata illusa di un cambiamento totale dopo una decadenza ancor prima morale che politica. Una società civile che ha votato per un Governo di centro destra e si ritrova esponenti di primo piano del centro sinistra in nome più di un accordo gattopardesco che di un approccio all’unità, ai migliori, da statista affermato durante la campagna elettorale. Una società civile - avremmo pure detto di centro destra fino a pochi giorni fa - che nel silenzio e nell’indiffirenza mass mediologica e intellettuale, assoldata da Bassolino a Palazzo Santa Lucia, ha contrastato con poche armi ma pure con passione e continuità il disastro dello sperpero e dell’impunità di una lunga stagione di centro sinistra.
Per anni un gruppo di attivisti civici che si richiamavano al Buon Governo ai principi liberali nell’economia e cattolici nella società ha fatto le pulci ad una macchina amministrativa disastrata da uomini (quali politici?) disastrosi, pensierosi solo a sostituirsi nelle posizioni di comando di un apparato burocratico non più capace di stare al passo coi tempi. E così mentre parti del Paese al Nord davano segnali di discontinuità e cambiamento - e col “federalismo” creavano nel bene e nel male una nuova classe politica di amministratori attenti al bilancio al proprio territorio, cadendo talvolta magari su malevoli forme di settarismo e ignoranza - dalle nostri parti si è demonizzato in toto il fenomeno non volendo neanche interrogarsi sulla domanda di cambiamento dettato da ragioni di bilancio e di governo del territorio. Oggi però tanti di noi hanno compreso l’interesse della mala politica a non aprire un dibattito serio sul federalismo e studiano il modello Lega con attenzione e non più con pregiudizio. Tutto questo, perché nel frattempo in Campania si è assistito ad un disastro che ha avuto la vergognosa pagina conosciuta in tutto il mondo dell’emergenza rifiuti ma quella ferita dolorosa è solo quanto emerge in superficie di un cancro che si chiama cattiva (o mancata) partecipazione civica. In politica ci si avvicina per “appartenere”, non per pensare con la testa propria. Per accrescere il proprio patrimonio non per condividere un’esperienza di vita. E così il famoso richiamo di Leone XIII “la politica serve ai poveri” dalle nostre parti viene presa alla lettera. E così masse informi di professionalità e talenti rubati alle categorie tradizionali del sapere e del fare si riconoscono nell’intrapresa della “casta”. Signori, la crisi del sistema è Morale!!! In politica dovrebbero vincere i programmi e la credibilità degli uomini a rappresentarli. I Valori ideali e le prospettive economiche capaci di suscitare interessi legittimi e soprattutto trasparenti. Caldoro aveva di fronte questa prospettiva. Farci tornare a sorridere, a sperare: restituire decoro e dignità. E invece. Tornano i De Mita, i Mastella, i Bassolino. Di nome e di fatto. E noi pochi volenterosi e male armati. Divisi e disorganizzati ma che con energia, volontarietà ed entusiasmo abbiamo contrastato i disastri e gli sprechi del bassolinismo doc dovremmo impaurirci ora, zittirci, arrenderci in nome di cosa? Questa appartenenza ideale del centro destra è rinnegata da lor Signori. Cosa ci fa Trombetti il candidato alla Presidenza voluto da Bassolino in persona e che non ce lo siamo ritrovati sulla scheda elettorale solo perché lo snob del sapere non ha voluto confrontarsi con le primarie del PD con De Luca? E Nappi, un uomo di Mastella premiato oltre l’irriconoscente eurodeputato Pdl già Ministro e protagonista dello sfascio bassoliniano, si è impaurito ieri di fronte alle “scorreggie” (poi saranno state pure scorrerie!) dei disoccupati? Ma se sono l’opera che va in scena da oltre 30 anni e che tanto piace alla sinistra da Valenzi ai giorni nostri? Giuseppe, assessore al Turismo e Vice presidente dal cognome impronunciabile per i campani che evoca l’impunità dinanzi agli Uomini per la gestione del terremoto del 1980… un fiume di sperperi, di clientele e di lavori mai terminati. Ma le responsabilità politiche per carità degli zii non ricadono sui nipoti… Ma Giuseppe parte in salita e senza sconti, con i riflettori addosso da subito; dovrà dimostrare di capire che il turismo è un’industria seria e strategica non una delega di serie B da accompagnare alla vice presidenza. L’unica cosa che ci fa ben sperare è che il Presidente Caldoro abbia parlato di partecipazione attiva dei cittadini sin dal suo discorso inaugurale… Noi non mancheremo di dire la nostra e denunciare le ingiustizie e le illegalità ma anche di rafforzare un’azione di governo e di legalità che il territorio necessita senza indugio. Il cambiamento siamo noi, parte dal basso. Non più ciechi elettori, ma elettorato attivo, mobile, non appartenente e militante ma costruttivo e pensante.
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