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lunedì 6 giugno 2011

CONOSCIAMO DAVVERO I LIMITI DELLE NOSTRE SCELTE?

Il concetto complesso di libertà economica nella spiegazione di Fabio Ranchetti
CONOSCIAMO DAVVERO I LIMITI DELLE NOSTRE SCELTE?



Le moderne democrazie si fondano sul principio e sulle tante declinazioni del concetto di libertà: liberalismo, liberismo, libertarismo e, non ultimo, libertinismo. Ma quando si parla di economia possiamo dire che ognuno è libero di agire sul mercato come meglio crede? Ne ha parlato con la giusta dose di ironia Fabio Ranchetti, docente di Economia politica e Economia politica all’Università di Pisa. Introdotto da Luciano Andreozzi, ha accompagnato il pubblico del festival alla scoperta del concetto complesso che sta alla base delle società moderne, coniugando una visione strettamente economica al grande dibattito nel campo della filosofia politica.


Libertà politica, economica, di culto, di stampa, di scelta e via continuando in un lungo elenco: troppe libertà o troppi tipi di libertà? “Libertà, ha detto Ranchetti parafrasando Montesquieu, è un termine che viene usato troppo spesso in modo generico e allusivo. Al contrario è un concetto complesso e non univoco, che per alcuni indica non soltanto una nozione, ma una vera e propria cosa. Tutti la vogliono, ma si dimenticano di specificare in che senso la intendano”. E’ possibile trovare una gerarchia fra le varie libertà (la libertà di pensiero è meno discutibile della libertà di non indossare il casco quando si va in bicicletta) ma è molto difficile scindere le varie tipologie di libertà le une dalle altre: ad esempio il concetto di libertà economica è inscindibile da quello di libertà politica. “Sorvolando sulle altre implicazioni, ha continuato il professore, mi concentrerò sul concetto di libertà economica, cercando di darne una definizione e di metterla in relazione sia con le ‘altre libertà’ che con i valori economici dell’efficienza, dell’eguaglianza e del benessere”.
Nella letteratura specialistica, la libertà economica è stata molto spesso ignorata dagli economisti, mentre, a partire dall’opera di Isaiah Berlin nei tardi anni ’50, è stata a lungo un tema di dibattito fra filosofi del diritto, generalmente anglosassoni e di matrice analitica. In questo modo la gran parte dei testi sulla libertà economica richiede competenze filosofiche avanzate per essere interpretata in modo completo, escludendo di fatto dal dibattito la gran parte degli economisti: “in pochi sono intervenuti perché pochi sanno padroneggiare così bene due discipline. Uno di loro è stato Amartya Sen, ospite all’anteprima del Festival, che ha dato un contributo determinante sia filosofico che economico”, oltre a John Rawls con Una teoria della giustizia e più recentemente Ronald Dworkin con Justice for Hedgehogs, “di cui inizieremo a discutere almeno fra quarant’anni, quando ne avremo capito realmente il significato”. Ma nell’economia contemporanea, quale ruolo gioca e che importanza ha la libertà?
Ranchetti ha presentato quelli che secondo lui sono i fondamentali punti di contatto fra le due sfere: la nozione di bene libero, la nozione di libertà di scelta e la libertà di scambio, a cui si possono ricondurre tanto la libertà di impresa quanto il concetto di concorrenza.
Il bene libero, da definizione, è un bene non economico: è liberamente disponibile e non ha prezzo anche se scarso in termini economici. I sentimenti o la stessa libertà sono rari e non hanno un costo, e si possono classificare come tali. Ma il discorso diventa più complesso se si pensa alla sanità o all’istruzione: There is no such thing as a free lunch, diceva Milton Friedman riguardo ai servizi gratuiti, rendendo quindi evidente il paradosso per cui questi servizi siano comunemente considerati beni liberi benché “abbiano un prezzo e siano scarsi”.
L’altro concetto è quello della libertà di scelta degli individui. Sul mercato ognuno è libero di acquistare quello che vuole, a patto di tenere in considerazione l’impossibilità di stabilire il prezzo della merce che si vuole acquistare e l’effettiva disponibilità del proprio portafoglio. “Gli economisti però, ha spiegato Ranchetti, tendono ad analizzare le conseguenze delle libere scelte senza interrogarsi sufficientemente su come gli individui si procurano le risorse iniziali”. Nessuno è in grado di sceglierle dal momento che dipendono dal contesto in cui ci si ritrova a nascere: è una questione di pura fortuna, eppure è il principale ostacolo alla libertà di scelta.
Il terzo concetto è la libertà di scambio, che Ranchetti ha spiegato citando l’adattamento di Edgeworth della vicenda di Robinson Crusoe. Il rapporto fra Robinson e Venerdì è lampante per analizzare un sistema economico plausibile: posti nelle stesse condizioni, Robinson offre a Venerdì del denaro in cambio del suo lavoro. Tuttavia la vicenda termina presto, quando si raggiunge inevitabilmente una situazione di efficienza paretiana, la situazione in cui la posizione di nessuno dei due è migliorabile senza peggiorare le condizioni dell’altro. Nel romanzo di Defoe questa situazione di “equilibrio non equo”, in cui la libertà si trasforma in costrizione, si verifica dopo poco tempo. Come una spada di Damocle, è un limite invalicabile che blocca la libertà economica.
In conclusione Ranchetti ha voluto citare Keynes: “Il problema della politica, scriveva l’economista inglese, è combinare insieme efficienza economica, giustizia sociale e libertà individuale”. Mentre in italiano il concetto di libertà ha un solo termine linguistico, in inglese può essere espresso con due termini: con il latinismo liberty o con termine free di matrice germanica. Tuttavia l’inglese freedom, libertà, condivide la stessa radice del tedesco freund, amico. “Già Aristotele aveva associato la libertà all’amicizia: in questo troviamo conferma di una tendenza alla conciliazione tra valori di solito in conflitto. Penso che sia compito degli economisti trovare il modo di far convivere equamente i principi espressi da Keynes, ha concluso Ranchetti, trovando il modo di estendere quanto più possibile i confini della libertà economica e permettendo così di aumentare la propria libertà di azione sul mercato al maggior numero di persone possibile”.

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