Il libro edito da Chiarelettere dibattuto da Giovanni Floris e Bruno Tabacci alla Filarmonica
IL "FANTASMA" DI ELIO ROSSI E I PROFESSIONISTI DEL POTERE
L'oggetto del libro di Elio Rossi, "I professionisti del potere" (Chiarelettere) è la "crema" degli uomini politici e dell'alta finanza che non molla mai il "bastone di comando". L'autore, - il nome scelto per siglare il suo fortunato lavoro è uno pseudonimo - ha conosciuto questo mondo molto da vicino, ma non lo ha descritto in prima persona nell'incontro tenutosi alla sala della Filarmonica, tutelando così il proprio anonimato. Al suo posto, si sono confrontati il giornalista Giovanni Floris, il deputato Bruno Tabacci e Tonia Mastrobuoni, che ha introdotto il tema parlando di un paese dominato da un'oligarchia, la cui economia assomiglia più al socialismo reale che al libero mercato. "Un paese lacerato da 15 anni fra due fazioni, pro e contro Berlusconi, e questa lacerazione, come spiega Rossi, che se fosse qui perderebbe immediatamente il lavoro, impedisce di vedere chi comanda veramente".
"A differenza di Elio Rossi io ho sempre potuto esprimere pubblicamente le mie idee - ha detto Tabacci in apertura, prima di addentrarsi nell'esame dei contenuti del libro - . Del libro ho apprezzato in particolare un punto su cui dovremmo continuare ad interrogarci: gli italiani negli ultimi 20 anni pensato di fare una scelta di furbizia, più o meno consapevolmente Come è stata possibile questa caduta dell'etica pubblica, del senso di responsabilità e del dovere? In primo luogo, a causa dell'idea che ci poteva essere benessere senza lavoro, mentre le due cose non possono essere 'sganciate'. E' in fondo l'idea che stava alla base delle 'catene piramidali' che hanno fatto scuola anche nell'alta finanza, ma che non può essere priva di regole. Le regole sono la seconda questione, si è pensato che si potesse farne a meno, vedasi il caso Parmalat. Altro elemento di fondo, l'idea che i diritti possano camminare senza doveri. Chi passa un pomeriggio davanti ai reality in televisione ne ha un eccellente compendio. Almeno al vecchio 'Lascia e raddoppia' si partecipava sapendo qualcosa, anzi tutto, su una determinata materia. Nel gioco d'azzardo, anche quello dei 'pacchi' televisivi, non occorre sapere nulla. Oggi si gioca su tutto perché non si ha speranza di niente. La società dei nostri padri incardinava i diritti su doveri profondi, quella odierna promette diritti senza chiedere nulla in cambio. Berlusconi è stato il campione di questa società. Ci hanno spiegato che in Europa siamo i più bravi, quelli che sono usciti meglio dalla crisi. Non è così: cosa dovrebbe dire la Germania, che 20 anni fa era divisa in due e oggi è il motore dell'Europa?"
La parola è andata quindi a Floris, noto conduttore di Ballarò, che ha parlato del libro oggetto dell'incontro "un libro ben scritto, che lascia intravedere la figura del suo autore, un professionista che pur avendo grandi capacità è amareggiato perché tagliato fuori, perché i meccanismi di selezione della classe dirigente sono ingiusti. Un paese giusto è un paese che garantisce uguali opportunità per tutti. Il nostro non è così. Da qui l'amarezza, che è dannosa, perché fa perno sull'idea che non si possa cambiare nulla. Oggi questa sensazione è molto diffusa. Da un lato, abbiamo chi pensa che l'Italia sia in mano 'al male', dall'altro chi pensa che l'alternativa sarebbe così catastrofica che è meglio tenersi quello che c'è. La 'salvezza' viene affidata ad una sorta di eroe mitico, capace di realizzare un cambiamento assolutamente radicale. Anche nel libro emerge questa idea che il paese sia in mano a una oligarchia di 'potenti'. Io penso invece che questi potenti siano dei furbi che hanno capito come vanno le cose. Al fondo, se una società va male non è per colpa di un potente che blocca ma di tanti impotenti che non riescano ad arginarlo. E l'impotenza è una cosa che ci accomuna tutti, perché tutti siamo dei cittadini e abbiamo il diritto di voto. Elio Rossi parla di eroi e di cocciuti che, come granelli di sabbia, possono fare saltare l'ingranaggio. Ora, a me non hanno mai convinto né gli eroi né i cocciuti né tantomeno gli ingranaggi che saltano, perché poi se saltano davvero ci vuole un grande esperto che li metta a posto, e neanche i grandi esperti mi convincono molto. Gli ingranaggi vanno reimpostati, riorganizzati. L'impotenza che oggi si respira in Italia nasce da un senso della delega male interpretato: deleghiamo il cambiamento agli eroi e la gestione ordinaria agli incapaci."
Il cambiamento, insomma, per Floris, deve partire dal basso, e riflettere una assunzione di responsabilità dei singoli cittadini.
Mastrobuoni ha introdotto alcuni ulteriori elementi di riflessione: la recente "caduta" di Geronzi e e la ancor più recente vittoria, alle elezioni amministrative, di tanti candidati outsider.
"Nessuno l'aveva immaginato - ha riconosciuto Tabacci - E' evidente che stiamo vivendo un anno che ha delle caratteristiche straordinarie, che ci fanno guardare al futuro con un po' più di serenità, anche se c'è molto da recuperare. Per riaffermare dei principi abbiamo bisogno di una classe dirigente che sia riconosciuta come tale. Più volte ho detto che abbiamo bisogno di un nuovo Degasperi, e lo faccio anche qui non per omaggiare il Trentino, ma perché Degasperi è lo specchio di un paese all'epoca ideologicamente molto diviso ma che è stato capace di unirsi per mettere i sacchi di sabbia sugli argini del Po. Degasperi incarnava l'idea di 'uomo perbene', un esempio positivo per tutti. Berlusconi che perde a Olbia e a Arcore lascia intendere che la pagina è girata: questo cambiamento però va consolidato sul piano politico e governato in maniera autorevole, con un di più di eticità, a cui richiamare tutto il paese."
Floris ricava da questi eventi l'impressione che quando questi sistemi consolidati cadono lo fanno "di brutto", si sgretolano. "Ciò non è necessariamente un bene perché non è detto che ci sia pronto qualcosa di nuovo che li sostituisca. In Italia abbiamo una classe politica di settantenni che si confronta con un Blair che lascia a cinquant'anni, con gente come Obama o Cameron. L'unico modo per sostituire felicemente un potere è che il nuovo conquisti i cittadini prima che il vecchio crolli. Altrimenti succederà come nel '94. Ci vuole un progetto alternativo valido. C'è un impoverimento culturale in atto, che non viene affrontato realizzando qualche mostra sofisticata per delle elites ma con un grande investimento nella scuola. In definitiva, credo che il paese oggi lo si possa conquistare in primo luogo manifestando più interesse per ciò che verrà dopo, per le nuove generazioni, che per i propri affari contingenti. Non si tratta di proporre un'alternativa di nomi né di atteggiamenti. L'alternativa di sistema è un'alternativa di lettura dell'esistente. C'è un sistema di potere che crede nella scorciatoia, a destra come anche a sinistra? Dall'altra parte ci dev'essere qualcuno che crede nella cultura, nella formazione, nell'educazione civica, nella scuola, nella crescita."
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