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lunedì 17 settembre 2007

La cultura in mano alla Casta

Pochi giorni fa mi sono recato in una delle maggiori città italiane dove lavoro, avendo appuntato in agenda con grande gioia un momento di evasione e di emozione: avrei partecipato all’inaugurazione di una mostra personale.

Capire l’arte è come avere Fede: è un dono. Occorre saperne cogliere il silenzio, l’emozione profonda; occorre un animo nobile sensibile volto a vivere una dimensione sublime eterea, eterna; un momento, senza tempo, in cui si confonde la dimensione spazio temporale in cui perdersi tra le proprie sensazioni, il proprio intimo metro di valutazione. Per cogliere un particolare, per entrare in sintonia con l’artista, viverlo dentro, per davvero, pensare come lui, comprenderne il contesto. Meditare, non giudicare: certo alla fine è naturale dare un giudizio ma ricordiamoci sempre in fondo di… non sapere nulla. E poi è bello astrarre il proprio commento, leggere la propria personale emozione, magari condividerla raccontarla. Contestualizzarla nel nostro ambiente sociale e culturale e confrontarsi col diverso, col lontano.
Che bello! Sapevo che avrei passato un momento intimo e collettivo che mi avrebbe cambiato. Aggiungo collettivo perché avevo invitato pure alcune persone a me care:, primi fra tutti i miei diretti collaboratori. Coloro i quali condividono con me gran parte della giornata e un progetto di crescita comune.
Crescere insieme lavorando e motivandosi, emozionandosi, insieme. Che bello!

Ma presto la mia emozione, la mia gioia hanno ceduto il passo ad amare considerazioni: chi ha scelto per me l’autore? Come si può organizzare una personale in Italia in uno spazio eventi del proprio Comune? Chi si muove per organizzare, proporre e in altri termini scegliere l’autore, il dove, il come esporre? Abituato a ragionare di arte, nei termini “americani” di prefigurare, di interpretare di costruire il futuro, di fotografare l’evoluzione sociale, offrire uno spaccato di vita destinato a vivere nel tempo… improvvisamente mi ritrovo assorbito in una logica del passato. Un mondo fatto di modi di pensare, duri a morire di “uomini-foglie”: sì, foglie morte che non hanno coscienza di aver perso la vita, il dono più bello che avevano avuto: l’onestà intellettuale.
“Uomini foglie”: quelle buttate dal vento. Foglie, quelle belle e preziose se funzionali ad un progetto grande di vita; quelle che se cadono hanno l’occasione di “rialzarsi”, tornando ad essere utili, nel terreno
Siamo tutti foglie… occorre essere consapevoli. Prima o poi arriva la stagione della maturità. E lo si capisce.

Vivere in Italia al tempo della “casta” consente di organizzare arte, cultura e spettacoli con grande semplicità: ve lo avevo già detto parlandovi di eventi (ndr): mi rendo conto che se un evento è fatto complesso, strumentalizzare un artista, investire su di lui con i soldi pubblici è molto più semplice.
In America finanziare arte è un’attività chiara e remunerativa, se hai fiuto, sensibilità e passione: finanche l’acquisto di un quadro è incentivato da una chiara normativa fiscale che consente di portare in detrazione ogni tipo di spesa in tal senso. In Italia non c’è problema: altro che fisco ostile! Ci pensa la casta. Non occorre alcuna “emozione”. Altro che fiuto! Ma quale sensibilità! Nessuna ricerca di danari privati ha senso Nessun cuore, nessun sguardo al futuro. Zero emozione. Occorre vivere il presente e cercare sempre danari pubblici. Danari pubblici, Aiuti e ancora danari pubblici. E così sputano occasioni effimere sedicenti e talvolta nemmeno seducenti. Impressioni più che espressioni. Attimi fuggenti più che momenti intensi e profondi.
Quanti pensieri mi assalgono…

Il peggiore tra tutti è però che la nostra società è piena di finzioni. E quella buona arte che ho visto (nella bella mostra di Gianni Lizio) mi ha mostrato uno spaccato sociale debolissimo e terribilmente senza speranza.

In una città, in un Paese in cui non c’è più l’onesta intellettuale di riconoscersi, di vedere insieme i problemi e chiamarli col loro nome, di sognare e impegnarsi a costruire una società migliore ci si perde, ci si distrae, ci si dispiace, scende una lacrima per il contesto piegato su se stesso, anche in una mostra aperta all’arte…

lunedì 6 agosto 2007

Il Paese della Protezione ai Civili

La riflessione che vorrei condividere con i lettori è l’amara conclusione alla quale arrivano tanti cittadini poco avvezzi alla lettura quotidiana dei giornali, alla partecipazione civile, eppure tutto sommato “informati” del Paese nel quale vivono.E’ opinione diffusa che il nostro sia diventato il Paese in cui è demandato alla Protezione Civile non il compito di fare fronte alle emergenze ambientali, ma di recuperare l’inefficienza, il non Governo, la latitanza azione pubblico amministrativa che in materia “ambientale” regna sovrana. Tutti conoscono l’emergenza rifiuti in Campania, che è l’effetto di una politica (irresponsabile) di non assumere alcuna responsabilità politico amministrativa per costruire un ciclo di raccolta e gestione integrata dei rifiuti. Ora arriva il caldo e qualche testolina (ovviamente calda!!!) è abituata ad appiccare incendi. Si chiamano pirofili. Sono malati. Commettono un reato. Ma ci sono. E sono assolutamente prevedibili. Così come è prevedibile che in loro aiuto si muovano le forze della natura che pure ci sono e si possono prevedere: da secoli si chiamano “alte temperature”, “vento”, “autocombustione”… cosa si fa allora in Italia di fronte ai rischi ambientali? In Puglia si adotta un clima di generale sorpresa e poi rassegnazione: comportamenti ed emozioni di memoria corta propria dei Paesi del Terzo Mondo in cui fondamentalmente si sa che non è possibile trovare colpevoli né tanto meno responsabilità. In Campania per l’emergenza rifiuti siamo invece a comportamenti del Quarto Mondo si convive con la puzza, con l’aria e la città tutta maleodorante in un clima di assoluta rassegnazione. Senza alcuna protesta di piazza. Perché non si dica che bruciare la spazzatura sotto la propria casa sia una protesta degna: pare la storia di quel marito che per far dispetto alla moglie si tagliò le… (a buon intenditor, poche parole). In questo clima di cittadinanza ridotta a vivere in un contesto istituzionale e sociale non degno di un Paese tra i più industrializzati al mondo e dalla storia civile millenaria come l’Italia, chi emerge su tutto questo? La protezione Civile, Guido Bertolaso. Uomini dal profondo senso dello Stato troppo spesso lasciati soli, non ascoltati eppure carichi di responsabilità di altri. Credo che faremmo bene a inquadrare le emergenze e la Protezione Civile davvero come ultima via d’uscita, per l’imprevedibile e governassimo con maggiore vigore e slancio questo Paese

mercoledì 18 luglio 2007

Un’idea… per fare Impresa: "il caso dell'Ing. Turco"

Due auto ed un’idea, o meglio un’idea e due auto. È così che nasce la Turco Global Service. Sembrerebbe poco, invece è veramente tanto, e questo è dimostrato dai risultati.L’idea imprenditoriale è il vero valore aggiunto di quest’ azienda che ha iniziato la sua attività nel 2002 ed oggi è leader in Italia nel settore del noleggio dei beni mobili di lusso. La Turco Global Service noleggia auto di lusso, supersportive, fuoristrada, barche e moto. Sembrerebbe tutto normale se non fosse per il concetto alla base del tutto e che detta le linee guida dell’azienda. Qual è, dunque, questo colpo di genio? La risposta è la più semplice che si possa dare: consentire la realizzazione dei desideri.C’è una categoria di persone che sogna vivere nel lusso o sentirsi, anche una tantum, parte dell’alta società. Oppure che pur avendone le possibilità vorrebbe godere di beni esclusivi senza gli oneri che essi comportano, ma in piena libertà e convenienza. Il messaggio che la TGS invia è che il lusso è per tutti e può diventare uno stile di vita per tutti, o quasi. È un nuovo concetto, quindi, di vivere soddisfando i propri desideri, anche quando il portafogli non lo consentirebbe.La formula funziona, tant’è vero che oggi l’azienda, che ha cominciato con due sole auto nel 2002, ne conta venticinque tra Ferrari, Bentley, Porsche, Lamborghini, Aston Martin, Maserati, oltre a barche e moto. L’ampliamento del parco auto è conseguenza della risposta più che positiva del mercato. Com’è accaduto tutto ciò? Attraverso la creazione di un servizio completo nell’offerta, conveniente e flessibile nelle soluzioni e che ha come unico riferimento il cliente e il suo benessere. Guidare una super car per piacere, o per lavoro, non è più il desiderio che nasce da bambino per poi essere accantonato, o abbandonato, nel cassetto. Turco Global Service lo rende possibile. Se è vero che per avere una Ferrari bisogna mettersi in lista d’attesa, è altrettanto vero che guidarne una, magari per le vacanze o per partecipare ad eventi particolari, è molto più facile ed immediato. Per gli appassionati, quindi, non resta che provare il piacere di guida dell’ultimo arrivo in TGS, la bellissima 612 Scaglietti, un altro gioiello di casa Ferrari da toccare con mano.

Se la cattiva maestra si trasforma in maestrina…

Leggere Karl Popper è come vedere un film di Totò: ripetere l’esperienza di lettura ovvero la visione cinematografica non stanca; ogni volta si scopre qualcosa di nuovo. Un emozione, un ricordo che non ingiallisce mai.Che la TV sia una cattiva maestra appunto è chiaro condivisibile sotto gli occhi di tutti… ma bisogna ammettere che “la televisione” è in profondo cambiamento.Sono arrivate “le televisioni”.Sky e poi il digitale, la Tv libera di internet sono i nuovi brand, i nuovi vettori dove sarà sempre più possibile costruire uno strumento in cui si riconoscono community omogenee di consumatori: e così i colti appassionati di storia, di geografia, di natura, di scienze, di arti, di emozioni vere quelle dei film, possono tornare a usare un elettrodomestico che davvero tante volte è meglio nasconderlo in un mobile ad ante chiuse….La cattiva maestra di Popper è la TV generalista, tradizionale quella del duopolio Rai-Finivest appena arricchito da La 7, MTV e poco altro salvabile nel panorama dell’emittenza locale. La TV dei programmi fotocopia che non hanno alcuna esigenza di formare la coscienza critica del popolo dell’etere; che poi è il popolo dei cittadini di oggi e di domani che non chiedono solo uno svago ma un’occasione di confronto, di incontro verso nuove culture e di esperienze formative per conoscere se stessi e crescere. Maturare nuove conoscenze, nuovi stimoli. Ma come si fa con i programmi spazzatura? La società cambia e si cerca qualcosa di vero più vero del reality… e così il quotidiano, il banale, il personale che va in tv, ma non fa tv, entra in crisi. L’inchiesta giornalistica, il servizio al cittadino, la voce del cittadino in diretta che interviene per chiedere il supporto di telecamere e di attenzioni istituzionali, apre nuovi scenari.E’ il caso della TV della Libertà di Michela Vittoria Brambilla.Aldo Grasso non ha correttamente inquadrato il fenomeno quando chiede che senso ha che “Mediaset cloni una Mediaset in miniatura”. Tralasciando i colorati paradossi di Grasso - che sono 3 perché a questo di Mediaset aggiunge quello di Emilio Fede e della scontentezza/contentezza della Brambilla - la TV della Brambilla a nostro giudizio è solo l’ultimo caso di una televisione innovatrice, vicina alle istanze della gente, capace di farsi soccorritrice degli ultimi. Una tv di servizio, di denuncia, la punta avanzata in politica del Gabibbo di Striscia La Notizia, una tv verità capace finanche di salire in cattedra con una “maestrina dalla chioma rossa” prodiga di attenzioni verso cittadini prima e poi elettori.Un modello innovativo di comunicazione.Una televisione innovativa.Altro che paradossi, caro Grasso.

martedì 17 luglio 2007

La Madonna piange… e basta!

“Creativi di ogni tipo, fatevi avanti!” “Carni scelte” promuove una rassegna creativa. E che “carni”. E che “scelte”. Accade a Bologna in queste ore e l’opinione pubblica ha saputo di una bestemmia abominevole, irripetibile, impronunciabile (e non la citeremo!) che si stava perpetrando perché il ministero delle politiche giovanili aveva pure concesso il patrocinio…
Abbiamo proprio toccato il fondo!
Una parte dell’ambiente che più di ogni altro dovrebbe manifestare la comunità intellettuale di un Paese, capace di essere sintesi di cultura, passioni, idee in movimento produce nel suo seno un movimento di opinione siffatto che per farsi notare giunge alla blasfemia più assoluta e inaccettabile.

E’ bello appartenere al mercato delle idee. E’ un’ambizione di tanti. Il nostro è un Paese dove abbondano i poeti, i navigatori (ora sempre più in rete) e perché no, i creativi. Ma non c’erano pure i Santi?
Credo ancora di sì. Per questo non possiamo consentire la libera cittadinanza a tutti nel mercato delle idee: devono stare fuori da questo mercato coloro che sono manifestamente disonesti intellettualmente. Chiaro? Mi spiego meglio. Non possiamo col nostro silenzio, consentire a sedicenti gruppi (professionali?) l’organizzazione di rassegne creative che non sono altro che occasioni di orgoglio del Male.
Possiamo essere di destra o di sinistra, cattolici o musulmani, credere o non credere in Dio ma siamo tutti impegnati a riconoscere e a distinguere tra Bene e Male. Non rispettare la vita interiore dell’individuo, il sentimento religioso, la cultura di un popolo significa fare il male e noi siamo tutti chiamati ad operare per il Bene.

“Creativi di ogni tipo, fatevi avanti!”. Ma ricordate Dante che diceva che il compito degli intellettuali è “dispensare cultura e veritade”? Ebbene allora attenzione. Facciamo i creativi, non i malati di mente. Diamo contenuti se non Valori. Superiamo le facili logiche del sensazionalismo e dello scandalo facile. Innalziamo il pensiero verso l’alto anziché muoversi nel torbido. Se cerchiamo Idee Forti non possiamo essere Uomini deboli. Sappiate distinguere l’arte che fa rima col buon gusto, dalle gratuite provocazioni che nascono da gruppi che si tirano fuori dal vivere civile; che avversano il più minimo sentimento religioso… Di fronte ad una provocazione gravissima come questa di Bologna è il caso fermarsi non solo replicare. Fermare la coscienza di ciascuno e riflettere sull’opportunità di considerare arte ogni fantasia dell’ingegno, ogni opera intellettuale, proteggendola da attacchi di pretestuosi copywriter, grafici, creativi e comunicatori di ogni genere (anche sessuale) senza scrupoli, senza arte, né parte.
“Carni scelte” non ha dubbio alcuno nell’analisi chimica del pianto. Fatti loro o meglio xxx loro. A buon intenditor poche parole… è il caso di dire.

La “sporca guerra” del marketing

Ho riflettuto a lungo prima di prendere penna e carta questa volta… pardon, volevo dire “avvicinarmi ad una tastiera”…
Abituato a vivere in trincea per mille ragioni (vivo nella Napoli senza Governo), abituato a pensare alla guerra commerciale, globale, senza frontiere, che il marketing internazionale consente, mi sono imbattuto in un’iniziativa che, d’amblé, mi ha lasciato sorpreso, a tratti smarrito, ma poi, devo dire ora, ne condivido lo spirito.
Si tratta del messaggio “c’è merda e merda” che il Museo Madre lancia per rimandare in modo allusivo, fortemente ironico, alla mostra di Piero Manzoni e in particolare alla sua opera “Merda di Artista”: in nome di questo messaggio verranno distribuiti per strada sul celebre lungomare di Via Caracciolo, sacchetti per la raccolta di escrementi di cane personalizzati da una scritta che rimanda alla mostra museale.
Perché smarrito?
In un mondo in cui i Valori sono in crisi (quali Valori), l’etica del giornalista (?), del creativo (ma perché, ha confini “etici”?), la società tutta soffre di una grave maleducazione, la mia città è di una violenza inusitata, io ancora soffro e mi rizzelo di fronte a frasi forti, volgari, mi ribello alla blasfemia (è di questi giorni la rassegna creativa di Bologna sulla Madonna che piange…). Cosa dovrebbe fare un intellettuale se non educare, incitare al bello, al sano, al legale?
Eppure ora sono d’accordo sui toni forti. Perché?
A Napoli è in crisi tutto, anche la comunicazione libera, spontanea tra la gente: pochi leggono i giornali, meno formano opinione pubblica. Finanche la strada non sa più essere “maestra di Vita” e può solo insegnare a morire per camorra, per errore, per caso… perché ti cade un palo in testa. Eppure sono cani dei ricchi e cani dei poveri, cani di padroni che leggono il giornale e cani di chi non compra più il giornale o di chi non l’ha mai letto, a “cacare” per strada in spregio alle più elementari norme igieniche, di legge e ancor prima in barba a ogni forma di rispetto per l’altro.Questa comunicazione innovativa, questa tecnica di guerilla marketing, di guerilla advertising sarà sì una forte provocazione ma forse è l’unico modo per arrivare ai ricchi compratori di giornale (e non lettori!) e a chi non compra neanche il giornale! Maleducati e incivili di ogni sorta uniti dall’amore per il cane.